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banderesi

La festa prende origine da una disputa che ci fu nel XIV sec. tra chietini e bucchianichesi circa i confini. L’esercito chietino era prossimo alle mura e i bucchianichesi si preparavano a respingere un attacco che si preannunciava fatale per Bucchianico.

Ma Sant’Urbano andò in sogno al Sergentiere, capo della milizia, (questa figura è ereditaria ed appartiene da secoli alla famiglia Tatasciore-papè) e gli suggerì di far correre gli uomini,

bucchianicocontraddistinti da fasce rosse e azzurre e con un pennacchio di piume colorate, sui merli delle mura in andirivieni per far sembrare l’esercito più numeroso di quanto realmente fosse.

Nel frattempo, la popolazione delle campagne si era rifugiata, condotta dal Banderese, dentro le mura di Bucchianico. Il trucco funzionò e i chietini, spaventati, desistettero dall’attaccare.

A ricordo di questo fatto, da allora si continua a fare la “ciammaichella” che consiste nel percorrere, in corteo, la piazza principale con movimenti a zig zag. Fiori in carta crespata, di tutti i colori e di tutte le forme, realizzati dalle donne, di sera, recitando il rosario. banderesiSono poi completati e sistemati in canestri che vengono portati in testa dalle “pacchianelle”, dalle ragazzine piccolissime alle donne ormai avanti con gli anni. Le accomuna l’entusiasmo e la voglia di esserci. Le più brave li portano in testa, senza aiutarsi con le mani, in perfetto equilibrio.

Gli uomini, invece, costruiscono i carri. Alcuni sono curati dalle contrade, con temi inerenti la vita contadina, quattro sono invece realizzati dalla famiglia del Banderese ed hanno temi prestabiliti perché rappresentano quello che il contadino, minacciato dagli assedianti, portarono con loro scappando, come sfollati, entro le mura di Bucchianico (il pane, il letto, la legna, il vino). Spesso ce n’è un quinto (quello del ringraziamento) realizzato dai giovani della famiglia del Banderese.

Un’altra tradizione secolare è il confezionamento dei pennacchi che vengono agganciati ai copricapo dei banderesi. Sono belli, voluminosi, colorati, resistenti e per ottenerli così occorre seguire particolari e antiche procedure, legando, una per una, le penne di diversi animali da cortile (galli, tacchini, galline faraone, ecc.

 

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